lunedì 24 luglio 2017

Presentazione: Zuleika apre gli occhi di Guzel'Jachina

Buon giorno cari lettori e buon inizio settimana.
Quest'oggi sono felice di presentarvi un romanzo che sin dal primo sguardo ha catturato il mio interesse sia per l'ambientazione che per la tematica tratta.
Una storia che ha riscosso un grande successo in Russia e si è aggiudicato anche alcuni prestigiosi premi, mi riferisco a  Zuleika apre gli occhi, romanzo d'esordio di Guzel'Jachina edito in Italia lo scorso maggio da Salani Editore.
In questa calda estate, sono certa troverò sollievo anche in queste pagine che sento non mi deluderanno e di cui tornerò a parlarvi più approfonditamente. ^^
Adesso ve lo mostro in tutta la sua poetica bellezza.

Questo romanzo non è solo uno squarcio su un periodo della storia russa, né è soltanto la storia straordinaria di un amore filiale forte come pochi nel panorama letterario contemporaneo. Zuleika apre gli occhi è la Storia nella storia, in una miscela talmente rarefatta e intensa da catapultarci fuori del tempo, fra antichi usi, sopraffazioni radicate, una suocera-arpia, un marito-despota e Zuleika-Cenerentola.
Difficile credere che dietro a questo osannato e pluripremiato romanzo-rivelazione ci sia una scrittrice esordiente, ma così è: al suo debutto letterario, Guzelʼ Jachina riesce nellʼintento di innestare nelle spire sovietiche di una Storia devastante come fu la dekulakizzazione degli anni Trenta del Novecento (con le sue centinaia di migliaia di deportati) la piccola – banale, ma esemplare – vicenda di una donna come tante. Altrettanto difficile è credere che possa averlo fatto con una scrittura che il romanzo storico, pur se sui generis, mai aveva conosciuto. Intima e distesa, la narrazione ricorda la voce calda e profonda dei ʼfuori campoʼ dei vecchi film epici; sapide e affilate, le descrizioni introducono in una realtà altra nel tempo e nello spazio senza nulla concedere allʼesotismo da cartolina; fresca nonostante lʼargomento rovente, agile nonostante il piombo degli eventi narrati, visiva, cinematografica quasi (e dalla cinematografia viene infatti lʼautrice), la scrittura offre con una leggerezza quasi straniante lʼorrore di ciò che accade. In mezzo allʼorrore, tuttavia, si accende una luce: quella ‘bontà illogicaʼ, quellʼ‘umano nellʼuomoʼ che si ostina a sopravvivere anche là dove dellʼumanità sembra non restare più traccia.
Fra la neve delle lande russe più desolate si fa dunque strada unʼeroina indimenticabile, degna erede delle grandi donne della letteratura russa.


“Un romanzo che è la Storia nella storia”


"Un inno potentissimo all'amore e alla tenerezza anche all'inferno."
Ljudmila Ulickaja

"C'è qualcosa che la Jachina riesce a comunicare con l'incredibile esattezza di una lama: l'attitudine femminile all'amore."
The Moscow Times


L'autrice: Guzelʼ Jachina è nata a Kazanʼ, nel Tatarstan, nel 1977. È giornalista, scrittrice e sceneggiatrice. Zuleika apre gli occhi è il suo romanzo dʼesordio. In Russia ha riscosso un grande successo e ha vinto premi importanti come il Big Book Literary Award e il Jаsnaja Poljаna. È in corso di traduzione in 24 paesi. Da questo romanzo è in preparazione una serie tv.

Puoi acquistare il romanzo Qui e in tutte le librerie.

Ringrazio Salani Editore per la copia

martedì 18 luglio 2017

Il valzer degli alberi e del cielo di Jean Michel Guenassia

Buongiorno cari lettori,
oggi vi parlo finalmente di una delle mie ultime letture il cui protagonista è Vincent Van Gogh, un nome che non ha bisogno di presentazioni nemmeno per chi appassionato di arte non è, mi riferisco a Il valzer degli alberi e del cielo (Qui la presentazione), l’ultimo romanzo di Jean Michel Guenassia edito da Salani Editore.

“Vincent ha un mestiere, una vocazione sarebbe meglio dire, che lo possiede completamente in ogni istante della sua vita, come se avesse preso i voti e fosse diventato il servitore di un dio onnipotente che pretende che i suoi fedeli lo adorino con una tela posata sul cavalletto, e tengano in permanenza tavolozza e pennelli a portata di mano quali simboli della loro fede.”

   Marguerite Gachet, figlia del dottor Paul Gachet, noto amico degli impressionisti, di cui Van Gogh fu paziente ad Auvers sur Oise nell’ultimo periodo della sua breve vita, è una donna anziana quando decide di raccontare in queste pagine tutta la sua verità sul celebre artista. Conosciamo, attraverso le sue memorie, Marguerite all’età di diciannove anni, quando è una ragazza determinata a non piegarsi a un matrimonio di convenienza, alle rigide norme che restringono e costringono l’universo femminile del suo tempo, per inseguire il sogno di diventare pittrice oltre oceano, in America. Un giorno, però, ad Auvers, dopo un periodo d’internamento dal quale si era apparentemente ristabilito, arriva Vincent, un uomo di origine olandese, rozzo, trasandato. Il nuovo arrivato è sempre accompagnato dal suo cavalletto, da una tela vergine e dalla sacca che contiene tavolozza e tubetti di colore. La ragazza assiste così alla nascita di alcuni dei suoi dipinti rimanendo totalmente folgorata dalla furia che l’artista riversa sulla tela, da quel corpo a corpo che ingaggia con essa e dal quale emergono i suoi paesaggi tormentati, i girasoli accesi che sembrano prendere vita; da quei tratti di pittura così violenti, così carichi e capisce di avere di fronte un uomo dal talento non comune.
   Come se l’arte agisse da cupido, Marguerite s’innamora perdutamente di Vincent ma quest’ultimo è devoto soltanto alla sua pittura e al demone che lo possiede. Non ha tempo per l’amore.

"Bisogna esser liberi di partire al levar del sole e di tornare quando si vuole, senza dovere render conto a nessuno, soltanto alla tua tela." 

Marguerite Gatchet
at the piano, 1890.
Kunstmuseum, Basilea
    Guenassia ci regala una storia documentata da intervalli narrativi quali lettere di Vincent al fratello Théo e viceversa, a Paul Gauguin, da documenti originali dell’epoca e frammenti di giornali e cronache che ricostruiscono accuratamente il periodo del post impressionismo.
      Nel finale l’autore pone in discussione il tentato suicidio dell’artista con una versione che ho trovato molto romanzata, - ed è la nota che mi è piaciuta meno – in cui ovviamente è coinvolta Marguerite. Il dolore e l’amore di quest’ultima sfociano in tinte un po’ patetiche, che personalmente ho percepito come forzate, intrise di eccessiva finzione letteraria. 
    Lo stile è dolce, leggero e scorrevole; tantissimi sono i riferimenti al mondo dell'arte e anche della letteratura.
    Una lettura che consiglio a chi desidera iniziare a conoscere e scoprire un innovatore della storia dell’arte ma anche un uomo profondamente turbato dal proprio genio. Assistendo alla nascita di taluni dipinti, io stessa mi sono ritrovata a cercarli in rete e a volerne sapere assolutamente di più.

 Vincent Van Gogh
Autoritratto, 1889.
Museo d'Orsay, Parigi

“La pittura mi mangia tutte le forze, (…) posso consacrarmi soltanto alla mia pittura e a nient’altro. (…) Io non posso dare niente agli altri, a parte i miei quadri”.

Campo di grano con volo di corvi,  1890. Van Gogh Museum, Amsterdam

Antonella Iuliano

Puoi acquistare il romanzo Qui

giovedì 13 luglio 2017

Anteprima: Due occhi azzurri di Thomas Hardy

Buon giorno cari lettori e ben ritrovati,
oggi vi presento in anteprima un classico molto atteso da chi come me adora gli autori dell'Ottocento inglese. Dopo Nel bosco (2015) e Via dalla pazza folla (2016) Fazi Editore ripubblica Due occhi azzurri di Thomas Hardy, disponibile da oggi in tutte le librerie.
Io v'invito a fare scorta come gli scoiattoli per l'autunno - inverno prossimi ma intanto godetevi questa piccola presentazione e la penetrante copertina, un dipinto del preraffaellita Sir John Everett Millais  (che io stimo molto). ^^

«Credo di capire la differenza tra me e te… forse tra gli uomini e le donne, in genere. Io mi contento di costruire la felicità su qualsiasi bene accidentale mi si possa presentare a portata di mano, tu vuoi creare un mondo che si adegui alla tua felicità».


Trama:
La bellissima e volubile Elfride, orfana di madre e unica figlia del pastore Swancourt, si innamora di Stephen Smith, giovane architetto di Londra erroneamente ritenuto di nobili origini. Poi, quando questi per poterla sposare accetta un incarico in India, Elfride conosce l’affascinante e maturo Henry Knight, antico mentore di Stephen; ben presto Knight, come già era accaduto al suo pupillo, perde la testa per la fanciulla. Elfride, divisa tra la promessa di fedeltà a Stephen e la nuova passione per Knight, infine accetta la proposta di matrimonio di quest’ultimo. Ma ancora una volta le cose non vanno come immaginato: una presenza oscura dal passato di Elfride insinua in Knight il tarlo del sospetto sull’onestà della sua futura sposa e il fidanzamento è sciolto. Smith e Knight si incontreranno casualmente qualche anno più tardi, entrambi si scopriranno ancora innamorati di Elfride, ma ormai sarà troppo tardi. 


Terzo romanzo di Hardy, fu il primo che lo scrittore pubblicò a nome suo: una grande storia sulla gelosia e sui dubbi del cuore da uno dei massimi esponenti della letteratura vittoriana.



«È innegabile l’abilità di Hardy – l’abilità del vero romanziere – di farci credere che i suoi personaggi siano persone come noi, guidate dalle proprie passioni e idiosincrasie; al contempo – e questo è il dono del poeta – in loro vi è un qualcosa di simbolico che ci accomuna tutti».
Virginia Woolf




«Nessuno mi ha più insegnato niente da quando è morto Thomas Hardy». 
Ezra Pound

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